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L'auto in crisi mette in ginocchio gli operatori: chiude una concessionaria al giorno Vendite in picchiata: si ampliano i "buchi" nelle reti di vendita e d'assistenza di Sara Visconti

Chiude una concessionaria al giorno". La frase raggelante e lapidaria del presidente di Unrae Jacques Bousquet, contenuta in una sua nota dello scorso ottobre, non era un'esagerazione se non, forse, per difetto. Sotto i colpi della crisi, le reti di vendita e d'assistenza italiane continuano infatti a perdere ogni giorno pezzi preziosi: concessionarie storiche che hanno accompagnato per decenni lo sviluppo della motorizzazione nel nostro Paese soccombono e abbassano le saracinesche, talvolta per colpa di comportamenti delle rispettive case che appartengono più alla sfera dei metodi mafiosi che a quelli di un corretto rapporto commerciale di partnership, ma anche per incapacità imprenditoriale dei titolari, che non riescono a reagire alle difficoltà.

 

Tra gli ultimi episodi vanno citati quello della EmmeEmme, concessionaria Mercedes di Bari per la quale è atteso il concordato preventivo il prossimo 21 marzo, e le difficoltà di Progetto, un gruppo di concessionarie multi-marca radicato soprattutto in Piemonte che ha ceduto a un altro imprenditore il ramo Fiat dopo aver ridotto drasticamente il numero dei dipendenti, mentre nulla si sa sul mantenimento o meno dei punti vendita. Ed è di pochi giorni fa la comunicazione del bando d'asta per chi volesse eventualmente rilevare le attività della Car Comauto, una storica concessionaria Volkswagen-Audi di Milano da tempo afflitta da difficoltà dovute in parte a un contenzioso con l'importatore Volkswagen Group Italia.

Risale invece allo scorso ottobre la cessazione dell'attività del gruppo Montagna, una grande concessionaria Ford ben radicata in Umbria che ha lasciato senza stipendio per mesi i 65 lavoratori per poi mandarli a casa. Ma l'elenco dei default potrebbe continuare quasi all'infinito con la MG Auto di Palermo (che commercializzava tutti i marchi del gruppo Volkswagen, Porsche compresa, nonché Volvo), la Lucioli di Trieste (Fiat), gli Audi Zentrum di Catania e di Busto Arsizio (quest'ultimo dell'imprenditore Pier Giorgio Fiora), il gruppo Frangi di Como (ancora Volkswagen e Audi, come la Automatic di Livorno), il gruppo Sartori in Veneto e quello Santi in Emilia Romagna (entrambi Mercedes, il secondo con circa 300 dipendenti), la Rizzato sempre in Veneto (230 dipendenti, con insegne Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Nissan, Renault e Mazda), la concessionaria Aston Martin di Milano, la Autoclassic di Bari (Toyota) e via dicendo.

E lo stillicidio di saracinesche abbassate non riguarda solo le grandi concessionarie, ma anche un lungo elenco di piccole officine autorizzate, come dimostra la chiusura, in questi giorni, dell'unico punto d'assistenza ufficiale Volkswagen di Fossano (24mila abitanti, in provincia di Cuneo), che costringerà chi possiede un'auto di Wolfsburg a recarsi a Savigliano (16 km). Per quanto riguarda la sparizione dei grandi operatori, è bene ricordarlo, talvolta nel crac ci hanno rimesso anche i clienti, che dopo aver versato un anticipo in denaro e magari anche l'auto usata, non si sono visti consegnare quella nuova. Con in più, per qualcuno, la beffa di doversi accollare le rate di un prestito chiesto e accordato per l'acquisto di una macchina nuova che non ha neppure mai visto. Storie spesso dolorose, dunque, che non di rado sono finite o finiranno in tribunale.

Tuttavia, oltre ai disagi per i nuovi acquirenti causati dal default più o meno improvviso di un concessionario, ce ne sono altri: sia per chi magari vorrebbe diventare cliente di un certo costruttore automobilistico e necessita di un'autosalone del marchio, sia per chi cliente lo è già da tempo e ha bisogno di sottoporre la sua vettura alla corretta manutenzione o a un intervento in garanzia. Infatti, ogni volta che un concessionario getta la spugna e abbandona l'attività nel suo territorio, se ne vanno i suoi punti di vendita e le sue officine dedicate all'assistenza. Quindi, chi vorrebbe acquistare una vettura del marchio dovrà rivolgersi altrove oppure cambiare idea e cercare altro, mentre chi ha già una vettura di quel marchio dovrà sobbarcarsi dei chilometri in più per sottoporla alla manutenzione in un'officina ufficiale che opera in zone limitrofe, oppure rivolgersi a un meccanico generico.

Una rapida ricognizione virtuale sul territorio, operata semplicemente navigando sui siti ufficiali di alcuni costruttori per accertare la consistenza delle rispettive reti, ha permesso di verificare che in molte zone d'Italia il default dei concessionari (come quello delle officine della sottorete autorizzata, anch'essa interessata dalla crisi) ha lasciato il territorio senza punti vendita e d'assistenza della casa. Insomma, si è avviato un pericoloso meccanismo che rappresenta bene il classico caso del cane che si morde la coda, perché se è vero che la crisi sta assottigliando alcune reti di vendita e d'assistenza, ciò aggrava ulteriormente le difficoltà di alcune case, poiché è difficile pensare di poter acquistare le loro auto se sul territorio non viene garantita la presenza ragionevolmente vicina di un autosalone e di un punto d'assistenza per gli interventi in garanzia, quelli che possono essere effettuali solo in un'officina ufficiale.

Una verifica completa e puntigliosa della capillarità delle reti avrebbe richiesto molto tempo, ma i risultati molto parziali già raccolti a titolo di esempio dimostrano una realtà sconcertante: alcune hanno dei buchi clamorosi. Fiat, per esempio, non ha più concessionarie né officine autorizzate in una città importante come Civitavecchia, dove i suoi clienti, per l'assistenza autorizzata, possono contare su due sole modeste officine meccaniche. A Volterra (11mila abitanti, in provincia di Pisa), chi vuol effettuare un tagliando ufficiale alla sua Fiat dovrà recarsi a Ponteginori, a 17 km, mentre chi risiede a Canosa di Puglia (30.500 abitanti, provincia di Barletta-Andria-Trani) dovrà farlo a Cerignola (17 km) o ad Andria (24). In Sardegna non esiste alcun punto d'assistenza Ford a Carbonia (29.500 abitanti) e chi ha scelto una vettura della casa tedesca è costretto a portarla a Iglesias (25 km).

In Puglia, a disposizione dei 21mila residenti di Gallipoli (Lecce) l'officina Ford più vicina è a Casarano (16 km) e in Calabria, per il capoluogo di provincia Crotone (quasi 62mila abitanti), la Fiat più prossima si trova a 32 km, a Isola di Capo Rizzuto. Nei 40 km tra Genova Pegli e Savona l'ovale blu non si incontra mai e lo stesso avviene nei 116 km tra Monte Argentario (Grosseto) e Ladispoli (Roma). A Imperia non esiste una concessionaria o un'officina Peugeot e il marchio del Leone non ruggisce neppure nei 112 km tra Genova e La Spezia. Il solo punto d'assistenza autorizzato dalla casa francese in tutto l'Abruzzo si trova a Pescara mentre a Taranto, in tutto il Salento occidentale e nel Metaponto non ce n'è neppure uno e nei 285 km di costa calabra orientale tra Corigliano e Melito di Porto Salvo l'unico si incontra deviando nell'entroterra, a Catanzaro.

La situazione dei punti vendita e assistenza Honda in Italia è a dir poco preccupante: in Piemonte, le provincie di Alessandria e di Verbania-Cusio-Ossola ne sono prive, mentre in quella di Cuneo, dopo la recente scomparsa dell'unica concessionaria del capoluogo, la sola officina rimasta è ad Alba. Prive dell'insegna Honda sono anche le provincie di Agrigento, Avellino, Belluno, Bolzano, Brindisi, Catanzaro, Como, Crotone, Enna, Ferrara, L'Aquila, Lecce, Modena, Padova, Palermo, Pordenone, Potenza, Ragusa, Reggio Emilia, Rieti, Rovigo, Siena, Teramo, Terni e Trapani. In Molise, la casa nipponica è del tutto assente, mentre in Sardegna c'è un concessionario nella sola Cagliari.

Nel segmento "premium", dopo il default di numerose concessionarie Audi e il triste abbandono degli avveniristici (e costosissimi da realizzare) "hangar" che ospitavano i loro autosaloni, la presenza dei quattro anelli si è rarefatta. In un capoluogo di provincia come Imperia è impossibile trovare un'autosalone o un'officina Audi e chi ha bisogno di un tagliando deve andare ad Albenga (22,8 km) oppure a Camporosso, vicino a Ventimiglia (34 km). Non va meglio ai clienti di Rieti, che devono guidare fino a Terni (25 km) o a Spoleto (38), a quelli di Catanzaro, ai quali tocca farsi 35 km in direzione di Lamezia Terme fino all'Audi Zentrum di Pianopoli, e a chi abita a Taranto, costretto a recarsi a Martinafranca (30 km). Anche la stella a tre punte di Mercedes non brilla in vaste aree d'Italia.

Per esempio a Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, tre capoluoghi di provincia i cui clienti possono contare solo sugli autosaloni e sulle officine di Lamezia Terme e Rende (Cosenza), distanti però parecchi km. Per la precisione, l'officina quella più prossima a Catanzaro è a Lamezia Terme (39), che ne dista 42 da Vibo Valentia, mentre i clienti più disagiati sono quelli di Crotone, lontana rispettivamente 106 e 119 km da Lamezia e Rende. Anche in Sicilia la capillarità della rete Mercedes onn è certo ottimale: a Enna non ci sono officine autorizzate e per trovarle bisogna spingersi fino a Caltanissetta (32 km). Lo stesso vale per Trapani, servita da Marsala (31 km) e Alcamo (50). E sbaglierebbe chi pensasse che i disagi riguardano solo i clienti del profondo sud: a Macerata, capoluogo di provincia, manca il servizio della stella, che si trova a Civitanova Marche (29 km) e ancora meno favoriti sono i clienti della più lontana Tolentino (21mila residenti) che di chilometri devono farsene 41.

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