• slide1
  • slide 2
  • slide 3
  • slide 4

La manutenzione supera l'auto

Nel 2012 la spesa per gli interventi sul parco circolante ha sfiorato i 27 miliardi contro i 26,5 per gli acquisti

SOLE 24 ORE 

Immaginate di costruire da soli la vostra auto. Esattamente quella che già possedete. Con l'unica differenza che anziché andarla ad acquistare in un'autosalone, comprate tutti i pezzi che la compongono e li montate con il più economico dei fai-da-te, come se non fossero necessarie le attrezzature di una fabbrica. Pensate che risparmiereste? Errore: spendereste almeno il doppio. Perché il valore di mercato dei singoli componenti sommati è molto più alto di quello del prodotto finale, nonostante quest'ultimo incorpori l'assemblaggio. Morale: quando si parla della crisi dell'industria dell'auto pensando solo agli stabilimenti delle case costruttrici che potrebbero chiudere lasciando senza lavoro decine di migliaia di operai, si guarda solo a una parte del problema. E forse nemmeno alla più importante.

 

Basta pensare che in Italia gli addetti del settore automotive (compreso l'indotto allargato) sono 1,2 milioni. Di questi, appena 62.583 sono i dipendenti Fiat. Anche contando poche altre migliaia di dipendenti di altre case automobilistiche e la quota degli addetti delle concessionarie che si occupa di vendite, non si arriva alle 350mila persone che invece lavorano nell'aftermarket (che comprende riparazioni, manutenzioni e componentistica). Il resto lavora in stazioni di servizio, assicurazioni, noleggi, finanziarie, produzione di attrezzature da officina eccetera.

La definitiva consacrazione dell'aftermarket sembra essere avvenuta l'anno scorso. Le stime sulla spesa degli italiani per le autovetture, che riguardano l'intero 2012 e vengono rese note proprio stamattina dall'Osservatorio Autopromotec, dicono che per la prima volta si è speso più per manutenzioni e riparazioni (complessivamente 26,9 miliardi di euro) che per gli acquisti (26,5 miliardi).

Certo, è soprattutto colpa della crisi, che ha colpito di più le vendite di auto. E, meno esemplari nuovi ci sono, più quelli già circolanti invecchiano e hanno bisogno di cure. Però questo non ha spinto più di tanto il giro d'affari dell'autoriparazione, che anzi è sceso anch'esso, del 10,5%. Se ne deduce che dietro al sorpasso c'è qualcosa di più sostanziale.

Oltre che nel maggior numero di addetti, la chiave sta nel progresso tecnologico: più le auto diventano sofisticate (anche per rispettare norme europee sempre più severe su ambiente e sicurezza), più diventa importante l'elettronica, che rende molto più complessi i ricambi. Così spesso lo sviluppo è lasciato direttamente ai componentisti: vale per tutti l'esempio del common rail per i motori diesel, sviluppato a metà degli anni 90 dalla Bosch (su progetto Fiat), che poi ha praticamente imposto alle case automobilistiche le sue condizioni.

Tutto questo, però, non significa che la crisi abbia risparmiato l'aftermarket. Prima di tutto perché con la crisi le vetture staranno anche diventando più anziane, ma vengono utilizzate meno: secondo l'Isfort, dal 2008 al 2012 gli spostamenti degli italiani in automobile sono calati del 16,2% (comunque meno del totale degli spostamenti considerando tutti i mezzi di trasporto, caduto del 23,9%). In diminuzione anche il chilometraggio annuo medio: la Gipa stima che nel 2012 si sia arrivati a 12.300 chilometri, contro i 15mila del 1998. Quindi c'è meno bisogno di manutenzioni e riparazioni legate alla percorrenza. Tanto più che, per mancanza di denaro, non di rado gli interventi in officina vengono rimandati (anche se quando poi diventeranno improcrastinabili diventano più costosi di prima, perché si sono danneggiati più pezzi o più gravemente). Se si aggiunge che sui modelli dell'ultimo decennio l'affidabilità è aumentata e gli intervalli tra i tagliandi si sono allungati, si capisce che l'aftermarket non può cullarsi.

Una delle vie per mettersi in sicurezza è internazionalizzarsi. Si tratta di andare a cercare committenti all'estero (si veda anche la pagina seguente), dove ci sono ancora prospettive perché la produzione nazionale di auto cresce (Asia e Sudamerica) o non crolla tanto come in Italia. Così l'internazionalizzazione è un tema forte anche ad Autopromotec, la fiera dedicata ad autoriparazione e componentistica, la cui 25ª edizione si apre oggi a Bologna.

ecommerce

vuoi far parte del gruppo Coopar?

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezioneCookie Policy